“Governo tragico” La terza ondata è bella e ll’ha’ vedè!

Decorsi ormai due mesi di ininterrotte limitazioni disposte per arginare la seconda ondata, la curva dei contagi non decresce. Se raffrontati con quelli di inizio novembre – quando l’Italia, con un colpo di genio degli esperti, è stata divisa in zone colorate – i dati dei contagi, ricoverati e dei decessi non sono per nulla dissimili. 11.831 sono i casi di coronavirus registrati il 2 Gennaio in Italia su soli 67.174 tamponi effettuati. E le vittime sono risultate 364, per un totale di 74.985. Il primo Gennaio, invece, i nuovi casi erano stati 22.211 su 157.524 tamponi, mentre i morti erano stati 462. I numeri assoluti sono dunque in calo rispetto a quelli del primo Gennaio solo a causa del minore numero di tamponi effettuati, ma il tasso di contagio è salito di quasi tre punti passando dal 14,1% di ieri al 17,6% . Sono trascorsi dieci mesi dalla proclamazione del primo lockdown e le evidenze impongono ormai di riconoscere che le limitazioni costituiscono un rimedio assai peggiore del virus: non solo non limitano la circolazione dell’infezione ma sono causa esse stesse di irrimediabili danni all’economia ed alla salute fisica che, nelle intenzioni di chi le ha concepite, avrebbero dovuto preservare. Il 7 gennaio scade il termine del lockdown totale imposto dal governo per le festività. Le limitazioni più aspre dovrebbero registrare un allentamento essendo previsto, teoricamente, che le regioni – tranne alcune – tornino ad essere tutte ricomprese nella cosiddetta zona gialla. Nessuno ormai coltiva però davvero l’illusione che venga dato effettivamente corso a quanto dal governo annunziato. La crisi pandemica è stata scandita dai proclami cui poi il governo non ha dato mai seguito. Risulta ormai sempre più chiaro che l’obbiettivo delle misure di restrizione non è il contrasto ad una infezione che fa registrare, da un lato, tassi elevatissimi di asintomaticità e, dall’altro, livelli di letalità solo di poco superiori a quelli delle ordinarie influenze stagionali, queste ultime nel frattempo miracolosamente scomparse. Non è ancora passata la seconda ondata di contagi che già viene, sapientemente, annunziata l’inizio della terza. Nel frattempo, con la terza ondata, insieme alle chiusure a singhiozzo delle attività lavorative, arriveranno le cartelle esattoriali, le cessazioni ed i fallimenti delle imprese, i licenziamenti dei lavoratori, le morosità a strascico. Lo stato d’animo con il quale la gente, durante la seconda ondata, ha sopportato le talvolta per davvero assai poco comprensibili restrizioni non è risultato ispirato alla primordiale idilliaca cooperazione: è facile prevedere, pertanto, che, durante la terza, ogni previsione di tenuta della coesione sociale o dell’ordine pubblico sia del tutto fuori luogo. Sul piano dei concreti rischi alla salute, ormai, il pericolo più serio è costituito dal confinamento in casa, e non più dal coronavirus. L’alcolismo, ad esempio, è l’epidemia più evidente che si è rapidamente diffusa in seguito all’adozione del lockdown ed al non sempre giustificato “terrorismo” con il quale le autorità di governo hanno preteso combattere la loro inadeguatezza ed ingiustificabile improvvisazione, piuttosto che le infezioni da coronavirus. I dati sono stati resi noti dagli specialisti della società italiana di alcologia sull’ultimo numero della loro rivista con uno speciale Covid 19. Non si può pretendere di contrastare il contagio di un’infezione virale mediante le perpetue chiusure in casa senza tenere conto delle conseguenze, non solo economiche, ma anche psicologiche che si determinano sulle varie fasce di popolazione. Il confinamento vano e perdurante genera, invero, depressione non solo psichica ma anche immunitaria, visto che l’uomo è giammai incline alla cattività od alla reclusione quanto piuttosto all’incontro ed alla socialità. In seguito alle misure di confinamento il consumo di alcol – stando quanto riferito dall’Istituto superiore della sanità – è aumentato ben del 200% soprattutto tra le categorie già esposte, per l’abuso di tali sostanze, alle patologie ad esso correlate: epatiche, tumorali, cardiocircolatorie, psichiche. In Italia poi, come in Europa, il consumo di alcol costituiva già un grave problema, al netto di quanto accaduto a seguito della pandemia, quale causa di circa 300.000 morti all’anno tra malattie epatiche, vascolari e tragedie dall’assunzione di tale sostanza ingenerate. L’ostinata perseverazione nell’improvvisato semplicismo pasticcione delle misure stop and go che , fino ad oggi, ha contraddistinto le scelte del governo, prelude all’imminente dipanarsi di scenari inquietanti, oltre che dal punto di vista sanitario anche da quello economico e sociale quale conseguenza, stavolta, non più della diffusione di un contagio – che non è l’ottava piaga d’Egitto – ma della criminaloide inettitudine dell’esecutivo. Insomma, come in ogni tragedia che si rispetti, “la terza ondata è bella e ll’ha’ vedè”!https://www.youtube.com/watch?v=1mNEC6hjwNA

Carmine Ippolito

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