Resa senza condizioni


Facciamola finita: invochiamo la resa senza condizioni, subito. Sin dalle prime fasi della diffusione del virus, si stimava il numero dei contagiati effettivi come almeno di 15 volte superiore a quello dei contagi accertati. E adesso, che si praticano tamponi a tappeto, ipocritamente si simula la ripresa di un ingiustificato allarme per la inevitabile moltiplicazione del numero dei positivi. Vero: è stato raggiunto un numero di contagi simile a quello registrato nelle fase più acute dell’epidemia. Con una differenza sostanziale, che si tace spudoratamente ad arte. Nella fase acuta, il numero dei tamponi era appena di poco superiore a quello dei contagiati, visto che, nella circostanza, venivano a stento sottoposti a verifica soltanto i soggetti fortemente sintomatici. Se ad Aprile , o anche maggio, fossero stati praticati 90.000 – 100.000 tamponi al giorno, anche nei confronti dei non sintomatici, è realistico immaginare che il numero dei contagiati sarebbe stato almeno dieci o quindici volte superiore a quello all’epoca registrato. Il numero degli asintomatici, anche nella fase più acuta del virus, si sarebbe rivelato tale però da ridimensionare, le percentuali di letalità di questo peculiare patogeno. Ad ogni modo, diamoci un taglio: gli espertoni, in questa epidemia, hanno inventato la figura del positivo asintomatico che in nessun altro fenomeno epidemico è stato, invece mai neppure concepito tra i soggetti considerati malati. Un virus che registra come asintomatici il 94% dei casi di contagio, giustifica, invece, nel caso del covid 19, un perdurante stato di emergenza sanitaria che si protrae da ben sette mesi, quando invece dovrebbe ragionevolmente consentire di ritenere rientrata la fase cosiddetta emergenziale. Quanti virus o batteri che aggrediscono l’uomo registrano tali elevatissime percentuali di asintomatici, scarsamente asintomatici e guariti? Quanti di questi microrganismi, a differenza del Covid 19, vengono considerati letali in termini tali da legittimare la perdurante emergenza, e le conseguenti gravissime limitazioni all’esercizio dei diritti individuali, civili, politici che si pretende vengano imposte a tempo indeterminato? Stano poi alle direttive impartite dal Ministero della sanità, in Italia, qualsivoglia decesso di positivi al virus deve essere computato tra le vittime di covid 19, sebbene alcuna evidenza medica o scientifica legittimi tali assurde conclusioni. Quanto dobbiamo sopportare ancora tutta questa messinscena, che costituisce un pervicace oltraggio, reiterato e continuato, all’intelligenza del popolo italiano? Vi imploro, allora, facciamola finita. Lo sappiamo, ci troviamo di fronte a quello che si definisce un meccanismo di shock economy. Si vogliono imporre decisioni ai popoli che, in mancanza di una grave condizione traumatizzante, alcuna comunità nazionale sarebbe disposta a supinamente accettare. La menzogna, negli ultimi giorni è stata resa evidente: si delibera la chiusura delle discoteche, quale pericoloso focolaio di untori, e si favoriscono sbarchi di clandestini che si ammassano in hotspot, centri di accoglienza e periferie urbane per non pregiudicare il business dei trafficanti di disperati e dei professionisti dell’accoglienza. E allora basta, risparmiateci almeno questa interminabile sequela di mirabolanti puttanate. Noi proclamiamo la resa incondizionata: lo ammettiamo, siamo scioccati! Si proceda subito, senza protrarre questo insostenibile stillicidio di menzogne quotidiano: rinchiudeteci tutti subito, applicate un nuovo lockdown totale, definitivo e permanente, se vi garba. Si chiudano fabbriche, ogni sorta di uffici pubblici, poste, banche, imprese, scuole, universita’, palestre, stadi e restiamo a decomporci lentamente, fingendo di credere davvero che stare chiusi in casa, innanzi ad una tastiera, o ad uno smarthphone, costituisca un’esperienza assimilabile ad un’esperienza di vero lavoro. Accettiamo tutto: il MES, il recovery fund ed ogni altra forma di diavoleria usuraria gradita agli speculatori finanziari. Affidiamo la rete informatica 5G alla HUAWEI, e la gestione dei porti e delle infrastrutture alle imprese cinesi, secondo i desiderata dei nostri nuovi padroni, ed a miglior gloria dei loro maggiordomi a 5 stelle che così avranno portato a finalmente compimento il loro progetto di dissoluzione di quello che ancora resta dell’indipendenza della Repubblica italiana. Insomma acceleriamo l’adesione a tutti meccanismi di globalizzazione che ci vogliono imporre a mezzo la solita logica dell’emergenza, questa volta sanitaria . E facciamola finita, una volta e per tutte, con la dose quotidiana di cazzate da baraccone che da sette mesi pretendete di quotidianamente farci ingoiare.
Per conto mio, proclamo la resa, ma mi dichiaro negazionista. Sia chiaro non nego affatto l’esistenza e la diffusione del virus, e neppure ne sottovaluto i possibili danni alla salute che possono derivare dalla contrazione dell’infezione. Mi proclamo negazionista in un’altra, ben diversa accezione. Nego che un popolo, pur adottando le necessarie precauzioni di buon senso per limitare il contagio, possa arretrare innanzi ad un virus di tale natura e condannarsi all’estinzione. Nego che si possa consentire alla paura del contagio di cagionare la dissoluzione dello Stato, la corrosione dell’ordinamento costituzionale, l’irreversibile disumanizzazione dei rapporti umani e del vivere civile e la disintegrazione di una civiltà gloriosa e millenaria. Nego perché non sono disposto ad accettare l’idea che, a questo irrinunciabile fine, alcun italiano sia disposto a correre anche il minor rischio possibile ed anche il massimo rischio qualora indispensabile.
L’esercizio di tale forma di convinto negazionismo, mi rende ben consapevole, pertanto, del rischio che ciascuno di noi dovrebbe sentirsi chiamato ad affrontare. E per questo vi lascio, per il mio loculo, il seguente epigramma funerario: visse fermamente negando, fieramente negò, e, negando, eroicamente cadde!
Carmine Ippolito

2 pensieri riguardo “Resa senza condizioni

  1. Spero solo che per l’epitaffio ci vogliano ancora moltissimi anni perché abbiamo ancora bisogno delle tue sempre argute riflessioni

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