Meditazioni sparse dalla quarantena

Lo stato di emergenza evidenzia tutte le criticità di sistema che la crisi epidemica da coronavirus  ha spinto oltre ogni limite sostenibilità costituzionale, politica, civile, economica 

Tutto, ovviamente, passerà. Tutto passa. Ma quello che sta accadendo non ha paragoni con quanto successo negli ultimi 75 anni di storia patria.

L’emergenza sanitaria da Coronavirus è la più drammatica esperienza collettiva dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

Mutuando da Winston Churchill l’efficace espressione “l’ora più buia”, Giuseppi Conte, il nulla con la parlantina, ha proclamato lo stato di quarantena nazionale. La circostanza significativa è che l’avvocato Conte lo ha fatto, contra legem, per decreto amministrativo.

Considerato lo stato di eccezione generato dall’emergenza da coronavirus non si discute, ovviamente, il merito delle restrizioni contenute nel decreto presidenziale finalmente adottato. L’aspetto formale però non è affatto secondario. Va tenuto, sin da subito, conto che l’emergenza coronavirus non contiene soltanto il rischio della virulenta diffusione del contagio, ma costituisce un pericolo gravissimo per la tenuta stessa della democrazia e dello stato di diritto in Italia. Il presidente del Consiglio, infatti, mediante l’adozione di un mero atto amministrativo, ha sospeso, o fortemente limitato, il libero esercizio di libertà fondamentali arrogandosi l’attribuzione, in via esclusiva, di un potere che l’ordinamento conferisce invece al Governo, al Parlamento ed alla controfirma del Presidente della Repubblica. In buona sostanza, Conte ha fatto ricorso a prerogative che l’ordinamento non gli conferisce e di cui sono dotati soltanto i capi di regimi dittatoriali a vocazione assolutistica quali quello Cinese, della Nord Corea e forse del Governo Turco.  

La vicenda è nota: se il governo, e le forze di maggioranza, non avessero sottovalutato e, talvolta, deriso il rischio contagio da Coronavirus sulla scorta delle notizie provenienti sin da Gennaio dalla Cina, Governo e Parlamento avrebbero avuto il tempo necessario ad esercitare le rispettive inderogabili prerogative istituzionale. E non sarebbe stato necessario, in tal caso, procedere all’adozione di un provvedimento che, allorquando si intendesse trascurarne l’abnormità, costituirebbe, sotto il profilo costituzionale, un precedente tale da snaturare, nella prassi, l’ordinamento e la forma di governo e di stato. 

   Di fronte al progressivo implacabile verdetto dei bollettini della protezione civile, ed all’esorbitante lievitare del numero dei contagi e delle vittime da Coronavirus, sono stati finalmente rotti gli esiziali indugi: è stato sospeso il diritto a liberamente circolare sul territorio della Stato, ed è stato sospeso l’esercizio delle attività di servizio e delle attività commerciali, con eccezione di quelle che commercializzano prodotti elettronici e beni di prima necessità.

Sicchè, nella nazione, che veniva considerata la culla del diritto, sono state sospese le attività giudiziarie.

Nella patria degli studi accademici, che ha concepito, istituito e regalato al mondo le prime università,è stata sospesa la didattica nelle scuole e tutte le attività accademiche.

In un paese di sessanta milioni di commissari tecnici, sono stati addirittura chiusi gli stadi ed è stato sospeso il campionato di calcio. Evento, quest’ultimo, talmente drammatico da registrare un unico precedente risalente alla fase più cruenta del secondo conflitto mondiale.

Nella capitale della Cristianità sono state sospese, addirittura, messe e funerali, ossia è stato radicalmente inibito l’esercizio della libertà di culto. E tanto non era mai avvenuto. Nemmeno nel corso di qualsivoglia drammatico evento bellico. 

Va detto anche che il primo a svignarsela è stato il sacro romano Pontefice: di fronte alle prime avvisaglie di possibile rischio di diffusione del contagio, il papa dell’accoglienza e della misericordia è stato mirabilmente lesto nell’adottare le necessarie misure di autoprotezione. Dall’inizio dell’emergenza epidemica non è mai comparso in pubblico, restando barricato all’interno delle possenti mura vaticane di cui ha apprezzato il valore mostrandone, urbi et orbi, l’insostituibile efficacia 

La quarantena non è detto, però, che rappresenti solo una disgrazia. Il forzato stato di inazione, consente o, forse, ci impone, qualche meglio meditata riflessione sulle vicende dei nostro tempo, rivalutandone le peculiarità proprio a partire dalle dinamiche di diffusione del contagio nel nostro paese.

  1. Se i numeri della emergenza coronavirus, divulgati dai maggiori organi di stampa, in quanto forniti dalle cd autorità sanitarie sono esatti, i calcoli sono sbagliati. Si è parlato di una percentuale di letalità del morbo cinese dapprima in linea con le influenze stagionali e poi, via via , sempre più alta, fino al 5, 6% dei contagiati. Il tasso di letalità, per essere correttamente determinato, va computato non sui casi di contagio, ma sui decorsi completi dell’infezione. Il numero completo dei decorsi è dato dalla sommatoria tra guarigioni e decessi. E la cifra, in tal modo, determinata, costituisce la base di calcolo corretta delle percentuali di letalità da coronavirus. Ne consegue che se, in Cina, le percentuali di guariti sono al 70%, vuol dire che i deceduti sono al 30%. E che se, in italia, su oltre 10500 contagiati, ci sono più di mille guariti, ma 827 dcessi, la percentuale di letalità della malattia è al di sopra del 40%. Il tasso più alto di letalità italiano rispetto a quello cinese, può trovare plausibile spiegazione sia nell’inadeguatezza della risposta servizio sanitario del nostro paese di cui si dirà in seguito, sia nella percentuale di invecchiamento più elevata della popolazione italiana quale effetto della crisi di natalità che affligge da decenni il nostro paese.       
  2. Le responsabilità degli uomini di governo nella proliferazione dei focolai di infezione nelle diverse parti del territorio dello stato, doveva riconoscersi prevedibile, sin da subito, in quanto fondato su dati oggettivi. L’intensità dell’interscambio commerciale tra Italia e Cina implicava un costante flusso, in entrata ed in uscita tra i due paesi, di persone e merci che, in tali circostanze, costituiva una macroscopica condizione predisponente al massiccio trasferimento del contagio. La circostanza che, per numero di infezione o di decessi, l’Italia, che pure trovasi dall’altra parte del pianeta, è seconda solo alla Cina, deve considerarsi frutto di semplice fatalità? Oppure c’è del marcio nei processi di globalizzazione indiscriminata delle persone e delle merci, soprattutto, allorquando, si pretende alimentarli anche a dispetto di tutti gli effetti negativi che innegabilmente generano anche, e non soltanto, sotto il profilo del trasferimento epidemico di focolai di infezione?
  3. L’emergenza sanitaria ha messo in luce una serie di limiti di sistema. La crisi, oltre che epidemica, si è rivelata soprattutto sanitaria. Il contagio ha messo in luce le grandi deficienze del sistema sanitario e, al contempo, le macroscopiche carenze dell’ordinamento democratico e dell’apparato organizzativo di stato. L’infezione virale da Covid 19 impone il ricorso, in un non trascurabile numero di casi, a forme di assistenza intensiva. Il sistema sanitario nazionale, sotto tale profilo, si è riconosciuto subito inadeguato a fare fronte alla necessaria domanda di assistenza, stante il limitato numero di posti disponibili nei reparti di terapia intensiva ancora non soppressi per effetto dei tagli che ci impongono i vincoli europei alla spesa pubblica ed quella sanitaria.  La ridotta disponibilità, negli ospedali, di macchinari necessari ad assicurare ai pazienti la respirazione artificiale nei casi, non infrequenti, di crisi respiratoria, ha fatto il resto. In Cina, quando si è manifestata analoga emergenza il sistema ha risposto con esemplare efficacia: nel giro di poche settimane sono stati realizzati due ospedali interamente destinati a fare fronte alla crisi epidemica da coronavirus. I risultati sono stati evidenti, innanzitutto sul piano dell’efficientismo del sistema. La Cina, in tal senso, è anche innegabilmente favorita dal fatto di essere un regime dittatoriale, con marcati connotati assolutistici. Xi Jimping è forse l’uomo più potente del pianeta: pochi leader sono privi, oggi al mondo, di contrappesi nel loro sistema di potere. La grave emergenza sanitaria ha reso, pertanto, evidente che l’Italia, sul piano dell’efficienza di sistema, deve riconoscersi, invece, del tutto carente anche rispetto ai limiti riscontrabili nelle altre democrazie occidentali. Assolutamente mancante è stata, peraltro, anche la risposta dell’apparato produttivo: anche solo per l’approvvigionamento delle mascherine protettive antibatteriche, infatti, il paese dipende del tutto dalla produzione estera. Costituisce un controsenso – pienamente disvelato dalla emergenza sanitaria –  sul piano logico, prima che politico, che lo stato elargisca un milione di sussidi di cittadinanza a beneficio di un parassitismo improduttivo, mentre il paese è abbisognevole di tutto. Ancora più evidente è il controsenso se si pena che l’Europa ultraliberista non frappone vincoli a tale enorme impegno finanziario sebbene del tutto improduttivo. Lo stato si vede negato, invece, il diritto a fare investimenti produttivi ed ad fornire aiuti di stato, in qualsivoglia forma, alle proprie imprese la cui efficienza è necessaria a soddisfare, in ogni settore, il fabbisogno nazionale anche negli imponderabili momenti di emergenza. 
  4. La crisi epidemica ha evidenziato, qualora in qualcuno residuassero ancora dubbi, che L’Europa è la più grande truffa mai realizzata in danno del popolo italiano. I confini sono stati chiusi, ed i voli sono stati bloccati da tutti gli stati membri, non appena si è ipotizzato che il nostro fosse un paese a rischio. Qualsivoglia forma di solidarietà è stata negata all’Italia, anche nella forma della somministrazione necessaria di mascherine e macchinari elettromedicali da parte degli stati membri che non registravano analoghi livelli di emergenza epidemica. E’ stata dai commissari europei, anche in tale delicata fase, ribadita, nei confronti dell’Italia, la richiesta di garanzie sotto il profilo dell’osservanza degli accordi economici e dei vincoli di spesa e di bilancio. La Fed di New YorK provvedeva, nel frattempo, ad elevare da 100 a 150 miliardi di dollari il tetto giornaliero, a brevissimo termine garantito da titoli alle banche americane allo scopo di garantire alle banche Usa un’adeguata offerta di liquidità. Angela Merkel, annunciava la presentazione di un piano per fornire liquidità alle imprese in crisi per la crisi da Covid 19. Ed il nostro ministro dell’economia, Gualtieri, si è, invece, affrettato ad assicurare la commissione europea che gli interventi di sostegno all’economia non impediranno al governo italiano di riprendere il sentiero di consolidamento di bilancio e di riduzione del rapporto debito/pil non appena le condizione lo consentiranno. Risultano evidenti le condizioni di sudditanza psicologica ai potentati sovranazionali con cui operano scelte, anche in tale drammatica fase della vita del paese, gli uomini che attualmente siedono al governo della nazione.

Carmine Ippolito

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