L’onda antidemocratica e la lezione della storia

Gli Italiani sono sempre più ansiosi ed impauriti. Ma sono anche stufi dei cazzari. L’evocazione dell’uomo forte è l’effetto della crisi irreversibile del sistema.

Gli Italiani sono sempre più ansiosi, incerti e impauriti. E’ quanto emerge dal 53esimo rapporto sulla situazione sociale in Italia realizzato nel 2019 dal Censis, istituto di ricerca economica e sociale. Devono fare i conti con disoccupazione e con il lavoro precario. Lamentano la perdita dei pilastri storici della sicurezza economica delle famiglie: mattone e Bot : i titoli del debito pubblico non garantiscono più rendimento e tenuta del risparmio investito. Ed i valori degli immobili, invece, decrescono. Secondo il Censis, le prospettive di lavoro rappresentano il principale motivo di preoccupazione degli italiani. Tale preoccupazione si manifesta in percentuali doppie rispetto alla media europea. Aumentano gli occupati, ma solo quelli part time. Il lavoro è poco, di scarsa qualità e di infima remunerazione. Crescono i precari. Diminuiscono i lavoratori a tempo indeterminato. Si assottigliano, pertanto, le prospettive di stabilità lavorativa che costituiscono una precondizione essenziale al rilancio della crescita economica. Diminuiscono ancora le nascite ed aumentano gli espatri. Oltre quattrocentomila italiani, in età da lavoro, hanno lasciato il paese negli ultimi cinque anni. I giovani sono sempre di meno e trovano sempre meno lavoro.  E la previsione concretamente praticabile è che tutte queste anomalie metteranno a dura prova, di qui a non molto, la tenuta del sistema sociale con l’aumento dei malati cronici e delle persone anziane non autosufficienti: tali fasce sociali stanno diventando prevalenti rispetto alla popolazione attiva che, invece, progressivamente si va assottigliando. L’assistenza, grazie ai tagli alla spesa, si riduce.

La decrescita, poi, ha assunto un carattere ormai strutturale. I grillini l’hanno preconizzata come felice. Gli italiani, per poter elaborare il declino, secondo l’istituto di ricerca, devono fare massiccio ricorso, invece, agli psico farmaci. Fanno uso di sedativi sistematicamente il 74% di italiani. Forse non sono poi tanto contenti dei processi di decrescita. Il Censis evidenzia che l’ “ascensore sociale”  – processo che consentiva ai figli delle classi più povere di avanzare in società per reddito e complessiva condizione sociale – è “bloccato”. L’ascensore SOCIALE, invece, non è più bloccato ma funziona in discesa precipitando verso il basso. Sul punto è bene soffermarsi: 13 laureati sono stati assunti a Barletta, superando il relativo concorso, come netturbini alle dipendenze dell’azienda comunale. La vicenda costituisce lo specchio dei tempi. Non è inconsueto ormai che, pur di non consegnarsi precocemente al pascolo sociale del reddito di cittadinanza e per non rassegnarsi ad emigrare, giovani ingegneri, architetti, avvocati intraprendano lavori umili o manuali (pizzaiuoli, panettieri, camerieri). Per intraprendere tali attività sarebbe bastato qualche mese di apprendistato piuttosto che il conseguimento di impegnativi titoli di laurea.  Questi volenterosi smentiscono coloro che, per giustificare il turpe traffico degli sbarchi illegali, si ostinano ad affermare che gli italiani sono riluttanti a svolgere mestieri umili o usuranti. 

Quello fotografato dal rapporto Censis, e rappresentato da vicende come quelle dei 13 netturbini laureati di Barletta, è un quadro sociale che merita riflessione. Postula un modello di società e di sviluppo aberrante, imposto dall’ideologia del pensiero unico ordoliberista.  Eppure guai ad invocare la fine dell’austerità e l’ uscita dall’euro! Guai ad implorare di non osservare i vincoli dei trattati commerciali e di ignorare i diktat degli euroburocrati. Il mantra resta ostinatamente sempre lo stesso: “senza l’euro solo la catastrofe”. E trova la sua capacità persuasiva unicamente nella cassa di risonanza dei giornali mainstream che ostinatamente lo sostengono. Eppure potrebbero ritenersi ormai maturi i tempi per tenere distinti i fatti dalle petizioni di principio. Quella secondo la quale senza la moneta unica le andrebbero anche peggio è solo una petizione di principio. Che prima dell’introduzione dell’euro, invece, le cose andassero decisamente meglio, è un inconfutabile fatto.

Per sedurre le classi dirigenti e le opinioni pubbliche dei paesi che aderiscono al sistema della moneta unica, le banche ed i centri di interesse finanziario foraggiano di un esercito di ben 1700 lobbisti. Costoro, a loro volta, dispongono di una dotazione di ben 120 milioni di euro gestiti per oliare il consenso a livello governativo. Un’altra montagna di soldi, non quantificata, costituisce il fondo europeo per manipolare l’opinione pubblica, finanziando ricerche di economisti, articoli di giornali, servizi televisivi e troll che contrastano gli euroscettici.

I manipolatori, lobbisti, i grandi organi di informazione si guardano bene dallo spiegare agli italiani che, in questi anni, per salvare le grandi banche di affari, collassate grazie alla speculazione sui derivati – che ha compromesso soprattutto le banche tedesche – son stati impiegati 4500 miliardi sottratti ai bilanci degli stati membri. Adesso, poi, dobbiamo pensare a potenziare il MES. Meccanismo di stupidità europea.Quindi, zitti e mosca.    

 Ad impedire la crescita sono soprattutto le politiche di austerità. Queste sono imposte dall’Europa con la scusa di proteggere l’Italia dall’inflazione. Ed anche quest’ultima è una clamorosa menzogna: nel 1992 la lira fu aggredita dalla speculazione di Soros. Per effetto delle manovre speculative del magnate ungherese, la lira in 4 mesi svalutò del 30 %.

La svalutazione della lira non produsse, però, alcuna catastrofe, anzi si rivelò un potente stimolo al nostro sistema economico.

La propaganda dei tecnoburocrati di Bruxelles si guarda bene anche dall’ ammettere che le svalutazioni delle divise nazionali rappresentano, per gli stati sovrani, un mezzo particolarmente efficace per affrontare le crisi e rendere competitivo, a livello internazionale, il sistema economico.

Vero è, infatti, che le banche centrali di stati sovrani come Stati Uniti, Inghilterra, Giappone, ed anche della Svizzera, hanno sostenuto pesantemente le proprie economie durante gli anni dell’ultima crisi, immettendo in circolazione grandi quantità di soldi stampati per monetizzare i propri rispettivi debiti nazionali. Il Censis  non ha mancato di evidenziare una tendenza sempre più diffusa ed evidente: il perdurante clima di sfiducia tra gli italiani ha generato un logoramento sfociato in crescenti pulsioni antidemocratiche. L’evocazione dell’intervento dell’uomo forte è sempre più manifesta. Sbaglierebbe chi la considerasse l’effetto di tentazioni sovraniste o populiste. La riaffermazione delle prerogative sovrane degli stati nazionali, al contrario, avrebbe impedito o contenuto processi degenerativi di tale matrice nel comune sentire. Le tentazioni antidemocratiche sono generate, soprattutto, dalla condizione disperante in cui versano quelle ampie fasce di popolazione, vittime degli inesorabili processi di globalizzazione e digitalizzazione che marginalizzano le classi lavoratrici. Le rilevate pulsioni antidemocratiche rappresentano l’inequivoco sintomo, piuttosto, di una crisi di sistema: sono stati lentamente compromessi o mutilati, nel contempo, i meccanismi di rappresentanza democratica. Al corpo elettorale viene impedito di identificarsi negli uomini di governo e delle istituzioni parlamentari. Vero è che questi ultimi si rivelano, ormai, per la quasi totalità, creati in laboratorio, calati improvvisamente dall’alto all’esito di vere e proprie investiture verticistiche-  In alcun modo si dimostrano sensibili alle reali istanze popolari e, comunque, giammai si riconoscono vincolati agli scopi ed ai programmi in nome dei quali le coalizioni dei partiti che li sostengono hanno ricevuto il consenso ed mandato elettorale richiesto.

Un esempio su tutti è rappresentato dalla parabola post elettorale dei cinque stelle: 1) i grillini hanno imposto, quale capo del governo, la nomina di Giuseppe Conte, figura del tutto ignota prima delle elezioni a qualsivoglia elettore; 2) fatto salvo il reddito di cittadinanza, le politiche sostenute dai pentastellati, durante le loro esperienze ambivalenti esperienze governative, si sono rivelate difformi, se non apertamente contrastanti con le idee, i programmi e gli obiettivi in nome dei quali i grillini hanno fatto proselitismo e chiesto il voto.

Innanzi alla scomparsa del futuro, il conseguente crescere di un sentimento di sfiducia degli italiani, nei confronti dei meccanismi della democrazia, deve riconoscersi inevitabile. 

La potenza di Hitler, scriveva George Bernanos, che non era proprio un suo ammiratore, “ è nata dall’umiliazione tedesca, dalla Germania avvilita, decomposta, liquefatta del 1922. Ha il volto della miseria tedesca, trasfigurata dalla disperazione, il volto della corruzione tedesca, quando gli innominabili cronisti, gli intoccabili reporters dei due mondi si concedevano per un luigi il turpe piacere di vedere danzare tra loro, sbarbati, incipriati e profumati, con le anche in movimento ed il ventre vuoto, i figli degli eroi morti, mentre Poincarè, l’avvocatuccio dalle budella di stoppa e dal cuore di cuoio, faceva gonfiare d’orgoglio i petti degli uscieri”.     

Carmine Ippolito

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