Indovina chi viene a cena a Martha Vineyard?

Martha’s Vineyard è un’isola degli Stati Uniti d’America, nel Massachusetts, vicino alla costa meridionale di Capo Cod.  E’ un luogo delizioso, notoriamente conosciuto come un parco giochi di ricchi progressisti, tra cui l’ex presidente Barack Obama , che ha ivi acquistato una casa multimilionaria nel 2019. Si tratta di una località, assimilabile alla Capalbio nota, in Italia, quale buen ritiro della sinistra radical chic.  Ha destato scalpore negli Stati Uniti la decisione del governatore repubblicano della Florida, Ron De Santis, che,tenendo fede ad un’impegno in tal senso assunto con i suoi elettori, ha avviato il trasferimento, verso Martha’s Vineyard e altre consimili località ubicate negli stati ad alta concentrazione progressista, degli immigrati illegalmente soggiornanti in Florida.  La decisione non è frutto di una determinazione estemporaneamente adottata dal vulcanico governatore di origini italiane. Il Parlamento della Florida ha stanziato, infatti, 12 milioni di dollari per attuare un programma volto a facilitare il trasferimento di immigrati illegali da questo stato in conformità con la legge federale”, pianificando un elaborato “programma di ricollocazione dell’immigrazione dello stato”. Altri stati a guida repubblicana hanno seguito l’esempio di Ron de Santis: Anche  Greg Abbott, governatore del Texas, e lo stato dell’Arizona infatti hanno fatto altrettanto, trasferendo migliaia di immigrati illegali a Washington, dove si trova la Casa Bianca che ha deciso le aperture ai flussi, verso New york od altri stati a guida progressista.  La vicepresidente Kamala Harris, che è stata incaricata di affrontare la crisi del confine dal presidente Biden poco dopo il suo insediamento nel 2021, ha scatenato una tempesta di fuoco: ha dichiarato per due volte che il confine meridionale degli Stati Uniti è “sicuro”, sebbene i funzionari dell’amministrazione stimano una media di 55.000 immigrati che, ogni mese, riescono ad entrare illegalmente nel paese. Sovviene la trama ed il significato del celeberrimo film di Stanley Kramer, “Indovina chi viene a cena?”. La pellicola ha ottenuto infiniti riconoscimenti, anche in quanto, già dal 1967 si prefiggeva di denunziare gli irrisolti contrasti etici che caratterizzavano le scelte delle classi liberal, a cui appartenevano i protagonisti della peculiare vicenda.

La decisione del governatore della Florida deve, invece, riconoscersi esemplare perché introduce il criterio della qualità nella politica dell’accoglienza: non si può che plaudire al trasferimento di immigrati, clandestinamente presenti sul territorio di uno stato, verso destinazioni che, in quanto notoriamente mete privilegiate dei ricchi progressisti, denotano standard di vita e quindi anche condizioni di qualità dell’accoglienza più elevate. Si tratta di decisione meritevole di costituire universale criterio ispiratore delle località verso cui destinare i profughi nella gestione dei flussi migratori. La sinistra evoluta, aperturista, immigrazionita, eticamente suprematista, dovrebbe sostenere con entusiasmo la filosofia sottesa alla scelta di De Santis. Ed invece, siccome la sinistra, pretescamente, non pratica mai quel che proclama, reagisce alla decisione della Florida con stizzita irritazione o con un malcelato imbarazzo. Attendiamo che anche in Italia, governo ed amministrazioni locali, soprattutto di sinistra, si facciano fautori di politiche analoghe: non è dato negare che le aree residenziali meglio sviluppate, ed ove è più alta la qualità della vita, sono quelle che offrono condizioni più favorevoli non solo alla degna accoglienza dei rifugiati, ma anche concrete prospettive di loro successiva integrazione. E’ vera accoglienza quella che, in definitiva, risolve relegando nel ghetto coloro fuggono dalla disperazione?  La vera accoglienza si pratica, non si predica: si tratta di obiettivo che è bene vada definitivamente spogliato dalla farisaica retorica progressista, affinché al destino dei profughi non restino precluse prospettive ispirate allo generoso standard di vita occidentale. I progressisti benestanti smettano di autoproclamarsi, in via esclusiva, universali depositari di sensibilità umanitarie.

immigrati a Napoli Ferrovia

Invece di limitarsi ad invocare sbarchi perpetui, le giunte di sinistra aprano agli immigrati i quartieri alti, le vie del centro, affinché i profughi non restino confinati ai margini, nelle moderne piantagioni, ossia nei centri di accoglienza, nelle banlieu delle moderne metropoli, nei sobborghi e nelle aree periferiche o popolari. Ai disperati venga  davvero riservato un caldo posto al sole d’occidente. A quando il primo centro di accoglienza a Capri, a Posillipo, ai Parioli, a via Condotti, e magari a Capalbio?   

 Carmine Ippolito

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