Arriba Espana

In Spagna si è votato. E, ad onta di ogni pandemenza, chi s’è opposto, con chiarezza e determinazione a tutte le misure claustrali covidistiche, vince

 Il 4 maggio s’è votato per la presidenza e l’assemblea della Comunità di Madrid. Come ricorda Marco Tosatti, persino sotto un governo rosso-paonazzo si può votare ad onta della pandemenza. Basta che non ci sia un democristiano alla presidenza della Repubblica. E lì alla testa dello stato c’è un re. Le elezioni, anticipate – dovute al voltafaccia del centro moderatista di Ciudadanos, che non apprezzava la confidenza data dal PP alla destra di Vox, e andava proponendo in giro per la Spagna insieme con i socialisti mozioni di sfiducia contro governatori regionali di centrodestra -, si sono svolte di martedì all’americana, e hanno visto una partecipazione record di quasi l’80% degli elettori, alla faccia del covid.

I risultati sono stati inequivocabili.
Quello che in Italia si chiamerebbe “centro-destra”, unito in un solo partito, il Partido Popular, ha conquistato da solo più voti e seggi (44,73%, e 65 sui 136 dell’assemblea, oltre il doppio dei 30 che deteneva) della somma (58 seggi) dei tre partiti che, vero e proprio neo-frente popular rosso-fulvo, sono l’anti-Spagna al governo.
Inoltre, Vox, partito schiettamente di destra, ha a sua volta aumentato d’un seggio la sua rappresentanza (9,13%, 13 seggi), e soprattutto ha superato i neo-comunisti di Podemos, inducendo il loro capo, quel figuro di Iglesias, ad annunciare il suo abbandono della politica (e speriamo non ci ripensi).
I moderatisti di Ciudadanos – quelli della zolletta di zucchero da prendere con le pinzette -, invece, sono spariti dall’assemblea (ZERO seggi), passando dal 19% al 4%. Questa è la fine, prima o poi, d’ogni “destra” che piaccia alla sinistra, che perbenisticamente s’immerga nella palude centrista, e cerchi di non dispiacere il pensiero e la prassi dominanti. Insomma, quelli che, per dirla con il grande Domenico Giuliotti, si tengono lontani dai due “pericolosi estremisti, Dio e il diavolo” (cfr. L’ora di Barabba).
A Madrid la leader del PP e della Comunità, Isabel Dìaz Ayuso – la destra del PP, dopo che la democristianeria di Rajoi lo aveva un po’ sinistrato e perciò rammollito -, s’è opposta sempre alla limitazione delle libertà in nome dell'(inesistente: in nessun luogo del mondo le vittime hanno superato lo zero virgola due percento della popolazione in quindici mesi) emergenza sanitaria, e ha sempre posto espressamente l’alternativa libertà o comunismo.
Vox, oltre ad opporsi anch’esso alla clausura di stato, non ha tenuto nascosto, anzi ha proclamato, il suo rifiuto dell’ideologia genderista; la sua difesa della famiglia com’è, della proprietà, della libertà economica contro le tasse, e di tutte le altre libertà naturali e legittime; mai ha chiamato i comunisti in modo diverso che comunisti, e la coalizione di governo in modo diverso che Frente popular. I suoi capi, in particolare Santiago Abascal e la coraggiosa Rocìo Monasterio, non hanno esitato, in piena campagna elettorale, a dire “verità”, “bene”, “bellezza” e a richiamare la “trascendenza che dà senso alla vita”. Naturalmente, la gran parte del clero era ostile. E così la classe dominante politica, finanziaria, burocratica, mediatica, che prima ha tentato di nascondere e tacitare Vox, poi, non potendo nell’intento a fronte della sua massiccia presenza nelle strade e del crescente consenso, ha cercato di demonizzarlo come “ultradestra”, “estremisti”, etc.
Certo, ci sono estremismi ed estremismi.
Quello del governo rosso-fulvo – inteso alla rivincita e vendetta della derrota del 1936-39, e alla cancellazione della storia che n’è seguita -, ch’è giunto al punto di decretare l’espulsione di un cadavere dal suo avello e rimuoverlo con la forza, che ha violato l’ordine di natura, negato tutela alla vita umana innocente, provato a rinchiudere gli spagnoli in una cupa clausura e devastato l’economia libera, che ha predicato e praticato la violenza contro gli avversari cui è negata la legittimazione politica, quello è un estremismo al più da “compagni che sbagliano”. L’altro, preteso, è invece intollerabile e delegittimante in modo assoluto. Non poteva ovviamente mancare l’accusa di fascismo e franchismo. E persino qualche buon commentatore ha parlato – per scagionarne Vox, ma ne ha parlato – di “orrori franchisti”, cedendo alla convenzione narrativa sull’argomento. Io, che ci ho scritto un librino, non li ho mai incontrati. Tutt’al più qualche (pochi davvero) orrore da parte di qualcuno tra i franchisti. Ma in una guerra chi è al riparo d’infiltrazioni da parte di sadici e criminali? Però da quelle parti non usava, come dalla parte rossa in modo sistematico e diffuso, e per fare un solo esempio, la somministrazione al nemico, specialmente clero, religiosi e religiose, d’un enteroclisma con un litro di cemento liquido.
In conclusione, tornando e per limitarci a questo tema, chi s’è opposto, con chiarezza e determinazione a tutte le misure claustrali covidistiche, vince.
Una buona lezione per le nostre “destre”. Che, o condividono la narrazione delle viro-star e dei comunisti nostrani, per propria natura ostili alle libertà, quindi favorevoli agli arresti domiciliari e ai passaporti interni “vaccinisti” per un’intera nazione, nonché alla devastazione della micro-struttura socio-economica, che da sempre vogliono desertificata, ed allora con me non possono aver nulla a che fare (naturalmente non gliene potrà fregar di meno). O hanno paura di perdere consensi “esponendosi”. Senza capire che cedendo al terrorismo sanitario, e ad ogni altra forma di correttezza politica e d’ideologia anti-umana e anti-cristiana, sacrificano l’Italia sull’altare della viltà, e che comunque chi come Vox invece dice la verità senza “pedir perdono ni permiso” è perciò stesso vincente.
Ecco, senza chiedere perdono né permesso alle sinistre mondiali e mondialiste. Senza complessi, dirla tutta. E ad alta a voce. E se proprio si deve spiacere a qualcuno, meglio a li nimici sui che a Dio. Ma all’Uno e agli altri non è proprio il caso.
Le sinistre, tra loro le lerce Femen, li hanno assaliti. Il diavolo sa sempre con chi prendersela, e così c’indica con buona approssimazione chi può essere amico nostro. Ad averli un Santiago Abascal e soprattutto una Rocìo Monasterio in Italia.

Giovanni Formicola

4 pensieri riguardo “Arriba Espana

  1. Caro Carmine stavolta non sono tanto d’accordo con te,ti sei fatto prendere un po’ la mano dalla tua formazione ideologica destrorsa quasi oscurando i punti che le elezioni le hanno vinte i democristiani e non vox saluti comunque è alla prossima

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    1. l’articolo è di Giovanni Formicola. Condivido l’analisi di Formicola nel senso che gli approcci moderatisti, di fronte all’impetuoso incalzare dei processi dissolutivi dei valori fondamentali del vivere civile, non è più intellettualmente sostenibile. L’uomo di stato non deve piacere agli avversari così come nelle categorie del politico non bisogna esorcizzare l’esistenza del nemico, ma ingaggiare con esso un aperto, leale ma anche aspro confronto. Siamo stati fin troppo moderati. E visti i risultati, tutto questo moderatismo non ha fatto bene a nessuno

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  2. Pingback: Arriba Espana -

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