Il fallimento del lockdown

I numeri non danno ragione al lockdown. E’ decorso oltre un anno dalla proclamazione dello stato di emergenza sanitaria da corona virus. Si delineano ormai scenari prospettici che, raffrontati alle esperienze di altri paesi, consentono di concludere che il lockdown perpetuo non serve a limitare la circolazione di un virus influenzale. Qualche giorno fa il corrierone ha pubblicato un raffronto molto analitico tra gli esiti delle diverse esperienze di Madrid, Milano e la Lombardia negli ultimi sei mesi : in Italia, ad inizio Novembre. sono state introdotte le zone colorate. Da ottobre, invece, la capitale spagnola è stata sempre aperta e non sono stati richiesti grandi sacrifici a studenti, negozianti e ristoratori. Eppure, dopo le riaperture estive, sotto il profilo sanitario, la condizione in cui versava la Spagna era molto più allarmante della nostra. Il primo ottobre, ad esempio, in Lombardia sono stati registrati 107 positivi e 5 morti, contro i 952 positivi e 50 morti per covid di Madrid. Da allora, però, a Madrid si sono limitati a chiudere singoli quartieri, a mettere il coprifuoco alla 23, mentre scuole, cinema e bar sono rimasti sempre aperti, anche di sera. Se si guarda a come sono andate le cose nella stagione fredda, si scopre che Milano, con le chiusure, ha registrato la media di 6200 contagi ogni 100.000 abitanti. Madrid, invece, senza chiusure, ha registrato dati migliori sul piano della gestione e controllo del contagio ( 5.800 ogni 100.000 abitanti). Stesso discorso vale per i decessi: stando ai dati pubblicati dal quotidiano milanese Milano, in lockdown, ne registra 136 ogni 100.000 abitanti. Madrid, città aperta, ne registra invece in media solo 98. Le evidenze degli ultimi sei mesi, contrariamente alle politiche chiusuriste che i cosiddetti esperti italiani ispirano anche al governo Draghi, impongono di riconoscere che il lockdown è una limitazione dannosa oltre che inefficace. E’ maturo il tempo per prendere coscienza che politiche di confinamento perpetuo costituiscono un rimedio assai peggiore del virus che si prefiggono di combattere. Alle stesse conclusioni conduce anche il raffronto con le esperienze vissute, negli ultimi sei mesi, in altri paesi europei. Nella vicina svizzera si è sciato liberamente e non c’è stata alcuna esplosione del contagio. In Svezia non ci sono state limitazioni ed hanno comunque registrato meno vittime che in Italia. Quand’anche gli esiti delle diverse filosofie di contrasto del virus fossero stati gli stessi – e così invece non è stato – considerato il crollo dell’economia, la chiusura di oltre seicentomila imprese, l’impennata di disturbi psichiatrici tra i ragazzi reclusi in casa ed i soggetti fragili a rischio, sarebbero maturi i tempi per rivedere radicalmente le politiche di radicali limitazioni che il governo italiano invece ostinatamente riafferma ormai a tempo indeterminato. Ticinoline segnala che nelle ultime due settimane, infatti, i contagi nella confinante svizzera, sono stati, senza sostanziali limitazioni, 274 ogni centomila abitanti mentre nel “penitenziario Italia” i casi di contagio continuano ad esseere nettamente superiori ( 447 ogni 100.000). E mentre in Italia, con uno degli ultimi provvedimenti, nonostante il netto calo dell’indice di contagiosità, il governo Draghi inasprisce il regime di limitazioni eliminando zone gialle e bianche fino al 30 aprile, in Svezia, senza criminalizzare no musk, perseverano nella filosofia responsabilmente aperturista secondo la quale il virus deve esaurire la base di soggetti vulnerabili per conseguire, anche mediante l’aiuto dei vaccini, la sospirata definitiva immunità di gregge. E così facendo, senza devastare l’economia e senza cagionare danni a forme di salute psicofisica diverse dal Covid, stando ai dati più recenti, a Stoccolma hanno in media solo 15 morti al giorno, contro gli attuali 430 circa dell’Italia. Nel frattempo dappertutto le prenotazioni per la stagione turistica sono già partite. In Italia, invece, siamo fermi a data da destinare nonostante il Pil, nel 2020, è sceso dell’8,9%, e tutti gli altri indicatori economici sono crollati. Visto che la salute psico fisica degli italiani inattivi e reclusi peggiora ed i dati sulla circolazione del contagio, dopo sei mesi di chiusure ininterrotte , sono vergognosamente fallimentari, non sarebbe il caso di prendere esempio da quello che succede altrove con maggiore profitto, non solo sul piano economico, ma anche sullo stesso fronte sanitario?

Carmine Ippolito

2 pensieri riguardo “Il fallimento del lockdown

  1. IL PROTAGONISMO IN ITALIA È UN VIRUS MALEFICO SOSTENUTO DA BANDE MAFIOPOLITICHE CHE PENSANO SOLO A RIEMPIRE I LORO PORTAFOGLI A DANNO DI TUTTI E TUTTO SENZA DISTINZIONE DI COLORI.

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