La sindrome da Covid-19 tra schizofrenie finanziarie della BCE ed aporie normative dell’Italia – PARTE II

Passando poi dalla diagnosi alla terapia finanziaria proposta dal corpo accademico citato, si apprende che nelle attuali contingenze si richiede << l’attuazione di un rapido piano di spese correnti e di investimenti pubblici. Per il finanziamento di queste spese andrà creato un apposito strumento di scopo, sostenuto da garanzie comuni, privo di rischio e quindi caratterizzato da bassi tassi di interesse ( safe asset)>>. Questa innocente locuzione anglosassone sottende invero tutta una serie di criticità e di insidie che ne vanificano sul nascere ogni proposito di meritevolezza. Ed invero il safe asset europeo, nascerebbe come titolo denominato in euro che si proponga di essere stabile, remunerativo e concorrenziale per gli investitori, ovvero, come è stato osservato di << rendere più sicuri e resilienti i vari sistemi bancari ,slegandoli dal rischio sovrano specifico>>. Ed in effetti l’obiettivo primario alla loro base è proprio la garanzia del mercato interbancario, la diversificazione dei portafogli degli istituti finanziari,la tutela del rischio asimmetrico tra i paesi membri dell’eurozona, ponendo al primo posto della tutela proprio i soggetti privati investitori, e mentre gli Stati che stanno lottando sul campo vivrebbero di “luce riflessa”.
Tra le varie categorie rientranti in questo strumento proposto vi sono i Sovereign bond-backed Securities ( Sbbs), gli E-bond, nonché i più noti Eurobond. Al di là delle specifiche differenze si tratta sostanzialmente di << titoli garantiti da obbligazioni statali emessi da un istituto il cui rendimento corrisponderebbe ai rendimenti aggregati dei titoli sovrani dell’area Euro,ma con differenti priorità di pagamento e quindi profili di rischio>>. Si tratta ne più ne meno di titoli finanziari derivati in cui i titoli sovrani statali figurerebbero da sottostante. Rispetto a questa articolata varietà di bond si profilano tutta una serie di seri rischi e di controindicazioni che a nostro parere ne sconsigliano fortemente la adozione. Innazitutto la adozione di una stratificazione in diverse tranche dei titoli emissibili ( senior, mezzanine e junior) creerebbe disparità di trattamento sui mercati fin da subito, con la preferenza verso titoli garantiti in via privilegiata rispetto agli altri ( titoli senior) e con una segmentazione artificiale del mercato che di fatto farebbe riemergere lo spread sotto altre forme, con ulteriori e più incisivi aggravi sui debiti pubblici nazionali; a ciò si aggiungerebbe la difficoltà di stabilire le quantità di titoli da emettere in relazione ai vari stati: prendendo come esempio l’Italia e la Germania la differenza di Pil e di


debito pubblico tra i due paesi già darebbe luogo ad asimmetrie genetiche nella creazione di questi strumenti in quanto nella calibrazione dei volumi di bond mentre i Bot italiani sarebbero troppi, i Bund tedeschi sarebbero troppo pochi, in relazione ai parametri macroeconomici, riflettendosi sui rendimenti e sulle quotazioni dei bond comuni; inoltre la paventata dicotomia tra azzardo morale e solidarietà che vedrebbe schierati i paesi del nord nella richiesta di una maggiore << disciplina fiscale>> rispetto a quelli del sud che invocherebbero maggiore << solidarietà>> rappresenta una seria ipoteca politica, montata ad arte per stigmatizzare la differenza di singole realtà macroeconomiche messe insieme in modo artificiale da parametri non omogenei e potenzialmente disaggreganti. Ma il punto decisivo rispetto a soluzioni semplificatrici che fanno riferimento agli Eurobond, è dato proprio dalle ripercussioni sui titoli di debito nazionali che verrebbero ad essere declassati dai grandi investitori istituzionali che preferirebbero i nuovi titoli privilegiati,con una disparità di merito creditizio destinata ad allargarsi nel tempo fino a determinare gravi ripercussioni sulla tenuta dei conti finanziari dei paesi più esposti ( come la Spagna, l’Italia, il Portogallo, l’Irlanda etc). Peraltro a porre una pietra tombale sulla questione è intervenuta una sentenza della Corte Federale tedesca,che ha sancito la immodificabilità sotto ogni aspetto dei Trattati Europei, se non ripercorrendo tutta la lunga e complessa procedura di revisione, per cui l’affaire Eurobond si rivela a conti fatti tecnicamente inaccettabile, giuridicamente non fattibile e politicamente inopportuna.
E passiamo adesso alle dolenti note. Sembra quasi una marca di caramelle, dal sapore suadente e dall’odore inebriante: così si presenta il Mes ( Meccanismo Europeo di Stabilità) volgarmente definito come << fondo salva-stati>> anche dalla pubblicistica mainstream. E di fatti lo stesso premier Conte, dalle colonne del Financial Times del 19 marzo ha chiesto di << usare tutta la potenza di fuoco>> del Mes, salvo poi ricredersi la settimana successiva. Ma poi, a seguito di ulteriori e più miti “consigli” ha mostrato una successiva apertura circa << l’utilizzo del Mes, modificato e senza condizionalità>>.
In estrema sintesi occorre precisare che la potenza di fuoco cui il premier ha fatto riferimento deriva da contributi ordinari degli stessi Stati europei e che l’Italia, fin


dal 2000 è creditore netto di 92 miliardi di euro verso l’Europa, che hanno contribuito a salvare le banche del nord-europa dal fallimento, nonchè di cui 58 miliardi verso il Mes, in qualità di contributore. Per cui in definitiva non sarebbe il Mes ad accordare credito all’Italia ma sarebbe l’Italia ad escutere le somme cautelativamente versate presso quest’ultimo. Ma per poter “reclamare” quanto è giuridicamente nostro,occorre sottostare a tutta una serie di condizionalità che invertono l’ordine dei fattori senza osservare la proprietà commutativa.
Il ragionamento di base è questo.

Dalle colonne de Il Sole 24 ore, oracolo finanziario dell’italico suolo, si è sostenuto che il Mes possiede circa 500 miliardi di euro “freschi” che potrebbe elargire secondo due diverse modalità: una linea di credito basata su un programma economico e un prestito precauzionale legato ad alcune condizioni; una ulteriore linea di credito legata alle condizioni dell’epidemia non ancora definite.
Intanto martedi 7 aprile è iniziato l’esame di un documento, da parte dei ministri dell’Eurogruppo che specifica con maggior precisione i termini dell’operazione: sono infatti previste sia <<due linee di credito soggette a condizioni rafforzate>> ( Eccl) limitate ad un volume iniziale di credito pari al 2% del Pil per ciascun paese ( per l’Italia pari a circa 36 miliardi di euro) che uno <<strumento di finanziamento rapido>> (RFI) con accesso al credito proporzionato al contributo di ogni singolo Stato al Mes e con una dotazione totale pari ad 80 miliardi di euro. Per l’Italia che concorre con il 17% delle contribuzioni sarebbe un ammontare di 13,6 miliardi di euro. Tali elargizioni ( su fondi già versati dagli Stati in precedenza) sarebbero sottoposti ad un Memorandum of Understanding ( Protocollo di Intesa) locuzione diplomatica per definire ciò che nei fatti sono vere e proprie condizionalità. Nel caso degli Eccl è previsto che le linee di credito vengano utilizzate per finanziare esclusivamente i sistemi sanitari e i costi economici per rispondere alla crisi, previo rispetto delle regole del bilancio UE e delle raccomandazioni del semestre europeo << inclusa la flessibilità applicata dalle istituzioni competenti>>. In ordine al Rfi è previsto che il sostegno può essere usato solo <<per finanziare i costi sanitari ed economici per l’emergenza>> salve tutte le già previste condizionalità stabilite. Peraltro nel caso degli Eccl gli Stati sarebbero << soggetti ad una sorveglianza rafforzata basata su condizioni specifiche>>,mentre per gli Rfi sarebbe istituito << un monitoraggio per l’uso dei fondi>>. Infine mentre le restituzioni di cui agli strumenti Eccl dovrebbero avvenire entro il medio periodo di 5-10 anni, per gli Rfi varrebbe un termine breve di 3-5 anni.
C’è chi ha parlato di <<condizioni capestro>>. Evidentemente coltivava l’uso dell’eufemismo. In estrema sintesi il Mes nasce come trattato intergovernativo, che ha istituito una organizzazione internazionale permanete ( con un capitale pari a 700 miliardi di euro di cui 500 prestabili) che ha sostanzialmente ridisegnato una governante europea di gestione delle crisi,distinta e parallela dagli organi istituzionali dell’Unione Europea. Gli stessi giuristi tedeschi l’hanno definita << una legge clandestina>>. Tale istituzione ( compresi tutti i suoi membri e lo stesso staff) sono immuni da procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti in relazione alle loro funzioni; gli stessi locali e gli archivi del Mes sono inviolabili; il direttore generale del Mes non può revocare l’immunità neanche per se stesso; lo stato che richiede un prestito deve sottostare a rigorose condizionalità nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico nonché di progressivo rientro del suo debito pubblico; tale aspetto è gestito e negoziato dalla cosiddetta troika ( che riunisce i rappresentanti della Commissione europea,della BCE e del FMI) nei cui confronti è stata avviata dal parlamento europeo una inchiesta formale in merito ai suoi metodi di lavoro.
Lo stesso Mario Monti ( bocconiano di formazione ultraliberista) si è spinto a definire la troika << una presenza molto intrusiva e di fatto una cessione della sovranità asimmetrica>> ( Cfr. Mario Monti, le parole e i fatti, Rizzoli, 2012, p. 31). In seguito lo stesso Monti tornando sull’argomento parlerà degli interventi della troika come << una forma di neocolonialismo>> ( Cfr. Gian Antonio Stella, Monti: << Miei errori con scelta civica ? deluso dai politici e da tanti neofiti>>, Corriere della Sera, 15 febbraio, 2015). Il Mes è inoltre una organizzazione che opera sul mercato con l’obiettivo di un profitto. Tra i finanziatori con cui si interfaccia rientrano soggetti del calibro di Goldman Sachs, Merril Lynch e Nomura, che in qualità di osservatori sono ammessi a partecipare alle riunioni che hanno ad oggetto la valutazione del merito creditizio dei paesi richiedenti aiuto, nonché alla definizione delle politiche macroeconomiche cui gli stessi sono sottoposti. Pertanto molti studiosi hanno sottolineato come il Mes << abbia prodotto un sostanziale mutamento della governance economica europea ormai affidata ad una…oligarchia tecnocratica transnazionale priva di qualsiasi legittimità democratica ed immune da qualsiasi controllo>> ( Cfr. Paolo Becchi, Mes: tutto quello che non vi dicono e che dovreste sapere, Il fatto quotidiano 3 aprile 2014). Pertanto, sulla base di tale prospettazione , considerati i reali meccanismi di creazione monetaria, avendo riguardo all’importanza dell’emergenza in corso in tutta l’eurozona ed in special modo in Italia, visti gli esiti pessimi dei precedenti “salvataggi” effettuati dal Mes nel caso della Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro, nonché valutati come decisive le scelte strategiche relative alla gestione delle fonti di finanziamento in ordine all’intero quadro macro e microeconomico presente e futuro della nazione, un ricorso al Mes, in questo frangente, caldeggiato od anche solo auspicato dal governo italiano, in ragione delle circostanze irreversibili testè enunciate, potrebbe comportare,l’applicabilità dell’art 241 c.p. ( “Attentati contro l’integrità ,l’indipendenza e l’unità dello Stato”, laddove << nel concetto di menomazione dell’indipendenza, il legislatore ha voluto ricondurre tutte quelle forme di limitazione del potere dello stato,anche solo temporanee o transitorie e non violente, conseguenti ad interventi pacifici di ordine finanziario cui lo Stato è obbligato a sottoporsi…per questa ragione in dottrina taluni autori hanno ritenuto sussistere l’ipotesi in esame anche nel caso di grandi potenze economiche, grandi banche od organizzazioni affaristiche straniere ,sia pure non statali, che attraverso operazioni di asservimento finanziario dello Stato ,od organismi portanti di esso,fanno sorgere il pericolo della menomazione dell’indipendenza economica e finanziaria dello Stato medesimo>> – Cfr. Trattato di diritto penale, parte speciale vol 1- i delitti contro la personalità dello stato, Manna, Papa, Canestrari, Cadoppi, Utet, 2008 p. 26-27 -). Riteniamo pertanto assorbita ogni altra osservazione sul punto.

Intanto, l’auspicato “ accordo” sulla gestione delle modalità di creazione di liquidità monetaria sembra essersi arenato, a causa della resistenza della Germania, dell’Olanda e dell’Austria ad ogni ipotesi di “mutualizzazione” del debito futuro, spingendo il presidente dell’Eurogruppo Mario Centenaro a rimandare l’attesa conferenza stampa prevista inizialmente per mercoledi 8 alle dieci A.M. affermando che << dopo 16 ore di discussione,ci siamo avvicinati ad un’intesa,ma ancora non ci siamo>>; la riunione dunque, proseguirà nei prossimi giorni. Il nodo della questione resta sempre il ricorso al Mes, la cui adozione senza condizionalità continua ad essere respinta dall’asse del Nord. Intanto, secondo quando riportato dalla stampa, sembra che si stiano compiendo passi in avanti in merito alla proposta italo-francese sui Recovery bond a lunga scadenza ( 15-20 anni). Tutto ruota cioè intorno alla istituzione di un fondo speciale che emetta obbligazioni comuni con garanzia statale per raccogliere capitali ( nella misura non inferiore al 3% del Pil) con i quali finanziare la ripresa economica, evitando l’ingerenza della Commissione, della BEI e del Mes. Intanto sembra invece raggiunta un intesa su una operazione di finanziamento della Bei ( Banca europea per gli investimenti) da 200 miliardi per le imprese ( che si aggiungono ai precedenti 40 miliardi già decisi per le Pmi); discorso analogo sul Sire, ovvero un piano antidisoccupazione varato dalla Commissione europea che prevede un sostengo alle casse integrazioni nazionali per un ammontare pari a 100 miliardi. Resta la patata bollente del ruolo del Mes che con i suoi 240 miliardi disponibili prevede una quota di 39 miliardi per l’ltalia ed una condizionalità “light” ( !!)
Muovendo, sulla base dei rilievi avanzati in merito a tutte le proposte poste sul piatto, riteniamo opportuno in via principale sostenere la proposta di emissione da parte dei singoli paesi di obbligazioni in ragione del loro Pil ( o anche e più opportunamente del rapporto debito aggregato/Pil, che vedrebbe il nostro paese primeggiare in Europa subito dopo la Germania, in quanto il risparmio privato italiano che andrebbe a controbilanciare il debito pubblico nazionale rappresenterebbe un ottimo indicatore della sostenibilità del debito e della solvibilità del sistema Paese. Per inciso, mentre il rapporto debito/Pil italiano è il più alto in Europa ed è secondo solo alla Grecia, il risparmio privato sfiora i 4.000 miliardi, esclusa la proprietà immobiliare, con un risparmio pro capite pari a 65.000 euro,superiore a Germania e a Francia che sono a 63.000!!) da definire per un ragionevole arco temporale,le quali sarebbero strutturalmente neutre tra i vari paesi dell’eurozona e dunque scevre da ogni ipotesi di mutualizzazione del debito. Tali titoli sarebbero sottoscritti dalla BCE,ovvero, dalla BEI,in caso si volesse seguire pedissequamente il divieto formale ( obsoleto e del tutto improprio) di sottoscrizione diretta da parte dell’Istituto di Francoforte.
Alla scadenza tali titoli sarebbero estinti, con un processo quindi di monetizzazione effettiva da parte della BCE e non di creazione di nuovo debito aggiuntivo,che graverebbe in modo insostenibile sui bilanci degli Stati europei, in questo periodo di emergenza straordinaria. In caso di non accettazione di tale ipotesi, per noi, da considerarsi la via maestra e l’unica avente potere risolvente in tale contingenza di luogo e di tempo, si potrebbe optare per una “sterilizzazione” dei titoli, procedendo al rinnovo perpetuo dei debiti in scadenza, con il versamento della sola spesa per interessi da parte degli Stati.
Resta possibile, per un finanziamento delle PMI ( piccole e medie imprese) in tempi brevi il ricorso alla CDP ( Cassa depositi e prestiti) che in virtù del suo patrimonio potrebbe sfruttare l’effetto leva originato dell’ingente risparmio postale degli italiano depositato presso di essa. Tali linee di credito ad interessi zero, potrebbero essere accordate in ragione di una percentuale del fatturato relativo al 2019 eventualmente garantito dallo Stato. In questo modo si eviterebbe ogni coinvolgimento delle istituzioni bancarie private in relazione alla valutazione del merito creditizio nonché ad ogni obiezione di natura “tecnica” che farebbe ritardare




la concessione dell’affidamento, in un momento in cui anche la perdita di un solo giorno di produzione può determinare la chiusura di una impresa marginale.
Basta ricordare che in Italia mentre il Ministero dell’Economia sta ancora cercando di capire come giungere in modo effettivo alle imprese, con la erogazione mirata di fondi, in Svizzera le imprese italiane ricevono assistenza finanziaria dopo 24ore previa compilazione di un modulo. Peraltro, come è stato osservato << il governo italiano ha scelto di garantire solo l’80% del prestito,costringendole banche a fare la consueta istruttoria per verificare la solvibilità allungando i tempi a dismisura>>…..
Intanto in Germania, dopo la partenza dell’ingente piano di sostegno avviato dalla KfW ( che gode di uno statuto differenziato come già illustrato in un precedente studio) il gruppo dei Verdi del Bundestag, ha di recente firmato un documento congiunto in cui si chiede al governo tedesco di << fornire un contributo per sostenere l’economia italiana>>. Tale “prestito di solidarietà” a favore delle piccole e medie imprese italiane, dovrebbe essere erogato dalla KfW e caratterizzato da << condizioni di finanziamento favorevoli>> grazie al <<buon rating creditizio della Germania>>. Il volume di credito iniziale sarebbe di un miliardo di euro, considerato come primo passo. Nell’illustrare l’iniziativa un articolo della stampa estera ( Cfr. Die Grunen/Efa, Corona crisis: KfW loans for italian sMes would show European solidarity, 23 Marz, 2020) afferma che << la Germania dovrebbe usare il suo considerevole margine di manovra fiscale per sostenere non solo l’economia tedesca ma in misura limitata anche l’economia italiana>>. Concludendo in modo esortativo affinchè << i capi di governo non lascino sola la BCE nella lotta alla crisi>> Gli stessi capi di governo dovrebbero inoltre << attivare rapidamente le linee di credito precauzionali del Mes per tutti gli stati dell’euro>>. Insomma, la Germania autoproclamatasi centrale di assistenza finanziaria europea, nel definire tipi di intervento, modalità di esercizio, tempi di esecuzione, tra una manovra e l’altra si concede il lusso di fare dono ( previo versamento degli interessi) di un miliardo di euro l’Italia, paese in difficoltà.




Gli fa da grancassa il Sole 24 Ore che nel dare risalto ad un report a cura di Goldman Sachs riporta che gli esperti prevedono << che il deficit possa salire al 10% del Pil in Italia>> e che << data per assodata la grande incertezza che caratterizza questa fase…i paesi dell’eurozona troveranno un accordo sull’utilizzare una linea di credito del Mes con una condizionalità limitata>>. Insomma, oltre alla diagnosi, anche la prognosi e la terapia. Un istituto bancario privato che detta l’agenda finanziaria globale dell’eurozona, dando quasi per spacciata l’Italia.
Ma stanno davvero così le cose?
Sorvolando sugli aspetti strutturali dell’architettura europea che richiederebbero una specifica trattazione a parte, si precisa che a voler percorrere tutte le possibilità di manovra che il Bel Paese potrebbe compiere nel pieno rispetto della legalità europea, si aprirebbero possibilità del tutto sconosciute, finanche a molti economisti, eppure tutte egualmente fattibili, essendo solo languenti di una valida iniziativa di natura politica. Esaminiamo rapidamente le principali.
In base all’articolo 128 del TFUE resta di competenza esclusiva della BCE solo l’emissione di banconote, restando appannaggio degli Stati, qualunque altro strumento monetario o fiscale possa rendersi necessario per le proprie politiche economiche. Sotto questo aspetto è possibile:
il ricorso alle monete metalliche a corso legale anche di taglio superiore a 2 euro,come da tempo già fanno la Germania e la Finlandia;
l’uso di biglietti di Stato a corso legale, purchè entro i confini del proprio territorio;
la adozione della moneta elettronica creata con le banche pubbliche. Infatti << possono emettere moneta elettronica nel rispetto delle disposizioni ad essi applicabili,la BCE,le Banche centrali comunitarie,lo Stato italiano e gli altri Stati comunitari,le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali,nonché Poste italiane>> ( Cfr. art 114 bis D. Lgs 1^ sett. 1993 n. 385, T.U. bancario). In sostanza lo Stato italiano mediante i suddetti enti potrebbe accreditare in piena autonomia e senza limite di impegno finanziario la moneta in forma
elettronica per il fabbisogno di cui necessita il tessuto produttivo italiano nonchè le famiglie prive di reddito attuale.

La creazione di moneta fiscale, sotto forma di Tassi di Sconto Fiscale ( TSF) ovvero strumenti di scambio alternativi al contante, validi su tutto il territorio nazionale che avendo una valenza fiscale ed una accettazione volontaria circolerebbero come aggregato monetario senza gravare sul debito pubblico. Poi, alla loro scadenza, dopo il 4^ anno di emissione, nel momento in cui saranno utilizzati per pagare le imposte, la crescita del Pil che si originata negli anni precedenti sarà tale che il gettito fiscale coprirà il loro valore di emissione. E ciò sulla base di un mero meccanismo finanziario intertemporale.

Come di vede la varietà di strumenti monetari utilizzabili dall’Italia, a legislazione invariata è talmente variegata che molte affermazioni della stampa “specializzata” nonché di istituzioni straniere si rivelano non solo prive di pregio logico ma del tutto insensate ed hanno il solo scopo di condurre i Paesi verso percorsi condizionati. Peraltro, occorre ricordare en passant, che l’Italia è il quarto soggetto al mondo detentore di oro ( con un ammontare pari a 2451 tonnellate di lingotti). Prima di noi ci sono solo gli Stati Uniti, la Germania e il Fondo Monetario Internazionale. Ma se consideriamo l’estensione territoriale del Paese in rapporto al volume aureo, siamo i primi in assoluto. Pertanto, si palesa del tutto fuori luogo paventare il ricorso ad elargizioni “graziose” da parte di entità finanziarie straniere.
Ci sia consentito per concludere sul punto, citare un passaggio cruciale delle considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia Guido Carli pronunciò in un celebre intervento nel maggio 1974: << ci siamo posti e ci poniamo l’interrogativo se la Banca d’Italia avrebbe potuto o potrebbe rifiutare il finanziamento del disavanzo del settore pubblico, astenendosi dall’esercitare la facoltà attribuita dalla legge di acquistare titoli di Stato….una decisione del genere avrebbe l’apparenza di un atto di politica monetaria ; nella sostanza sarebbe un atto sedizioso,al quale seguirebbe la paralisi delle istituzioni>>. Nel febbraio 1981 fu rescisso il legame operativo tra il Tesoro e la Banca d’Italia, con la formalizzazione giuridica del “ divorzio”.





Quaranta anni dopo, dopo aver smantellato il servizio sanitario nazionale, a seguito di una pandemia i medici e gli infermieri che stanno lavorando 18 ore al giorno,vengono definiti <<eroi>>.

“ Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi” (Bertold Brecht)

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