Totò il buono, breve storia di un film mai fatto

Quella di Totò il Buono è una fiaba nata dalla comune idea di Cesare Zavattini e Antonio De Curtis. La vicenda narra la storia fantastica di un uomo nato, come leggenda prescrive, sotto un cavolo.

Per molti secoli, il cavolo è stato l’unico alimento che durante l’inverno garantiva vitamine e minerali. Da sempre simbolo di fecondità e di vita, il cavolo veniva raccolto dopo nove mesi dalla semina, proprio come il tempo di gestazione dei bambini. La piantagione e la raccolta dei cavoli erano affidati alle donne che venivano chiamate levatrici. Le contadine avevano il compito di recidere il “cordone ombelicale” che legava il cavolo alla terra; da qui la leggenda che i bambini si trovano sotto ai cavoli. Il racconto fu dato alle stampe da Zavattini nel 1943. La guerra si addentrava, per l’Italia, nella fase più drammatica. Gli angloamericani, sbarcati in Sicilia, occupavano il meridione. Le truppe della Wermacht si attestavano, a Nord, nella ostinata difesa della linea gotica. E la guerra civile contrapponeva i ragazzi di Salò, che restavano fedeli all’Asse, ai partigiani che fiancheggiavano, con azioni di guerriglia, l’avanzata degli alleati. L’eco della pubblicazione del romanzo si spense, pertanto, in un breve battito di ciglia.  Molti sanno che Zavattini, però, avrebbe tratto spunto, insieme a De Sica, da quel racconto per la realizzazione, nel 1951, della sceneggiatura di quel capolavoro cinematografico che fu Miracolo a Milano, diretto da quest’ultimo.

Un bambino nato sotto un cavolo, una vecchietta, il miserabile gruppo dei “baracchesi”, una cricca di miliardari e due angeli custodi sono i fantastici protagonisti di quello che lo stesso Zavattini definiva “un romanzo per bambini che possono leggere anche i grandi”. Pochi sanno, invece, che la fiaba di Totò il buono è all’origine legata all’idea di un film che, invece, non  sarebbe mai stato fatto. E che Zavattini ed il principe della risata, Totò, desideravano realizzare insieme.

Di quell’idea è rimasto il soggetto originale e una appassionata lettera che De Curtis scrisse a Zavattini,i cui testi, di recente, sono stati pubblicati da Bompiani insieme al romanzo definitivo di Zavattini.

Da questa fiaba nascono due storie: quella di Miracolo a Milano, il film che fecero Zavattini e De Sica e quella di Totò il Buono, l’idea di film, concepita da Zavattini De Curtis,  che non sarebbe mai venuto alla luce.

Prima ancora del romanzo, fu scritto il soggetto del film “Totò il Buono” che poi non si fece più e che fu pubblicato, nel 1940, dalla rivista “Cinema nel numero 102. Zavattini e Totò verosimilmente tenevano moltissimo alla realizzazione del Film e per tale ragione si determinarono a pubblicare il soggetto a firma congiunta, su di una rivista specializzata.

Totò, qualche mese dopo la pubblicazione del soggetto, sperando ancora che il film, come concepito, fosse stato realizzato, scriverà una meravigliosa lettera a Zavattini, riaffermando che, qualora fosse accaduto, interpretando Totò il buono, voleva in ogni caso nascere sotto un cavolo. La lettera fu redatta da Totò affinché Zavattini, da quel momento potesse disporre liberamente di quel soggetto in esclusiva. Ciononostante la parte più suggestiva della lettera è quella con cui Totò raccomanda a Zavattini di non farlo venire al mondo in nessun altro modo ( “ ti suggerì di far nascere il protagonista in un cavolo avendone sentito tutta l’umanità fiabesca e vicina alla natura” ).

Gli infiniti casi della vita, del cinema e della letteratura non vollero però che dal sodalizio Totò Zavattini nascesse la sospirata pellicola.

Dopo la pubblicazione del libro, in cui seppe magistralmente fondere cronaca, favola e mito ricavandoli dai personaggi della realtà, però Zavattini, con De Sica, ne trasse quel capolavoro che fu miracolo a Milano.

La base narrativa ispiratrice restò la medesima fiaba di Totò il Buono in cui Zavattini fuse simbolo, mito e realtà in termini simmetricamente inestricabili al punto da consentire a De Sica, quale maestro del neorealismo, di realizzare uno dei film più surreali della storia del cinema italiano.

 Vero è che il film si sviluppa come una fiaba ed ha per protagonista un ragazzo che sogna un mondo straordinario, “dove buongiorno voglia dire veramente buongiorno”. Il protagonista sarà esclusivamente ed in ogni istante a fianco dei poveri, e sarà lui a guidarli nel finale ad assaltare i netturbini cui , in piazza del Duomo, ruberanno le scope per volare a cavallo delle stesse, il più fiabesco mezzo di trasporto, verso il paese immaginario, l’isola che non c’è  tanto desiderata.

Giancarlo Giannini sosterrà che la scena di questo fantastico decollo ispirerà poi a Steven Spielberg la scena dei ragazzini sulle biciclette volanti nel film ET, campione di incassi appena trent’anni dopo.

A  Miracolo a Milano fu tributato un meritato successo di pubblico e critica. Vinse il primo premio a Cannes ed il Nastro D’argento nel 1951. Ed ebbe due nomination al Bafta per il 1953. Di Totò il buono ne è andata la dispersa la memoria. Ne appare irrinunciabile, oltre alla godibile lettura, il doveroso recupero.

Carmine Ippolito

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